La misura come principio di salute: perché moderazione non significa rinuncia
“Est modus in rebus.”
C’è una misura nelle cose. — Orazio
Quando si parla di alimentazione e salute, il discorso tende facilmente a spostarsi verso gli estremi.
Da una parte l’eccesso, dall’altra il controllo. Da una parte il “mangiare senza pensarci”, dall’altra regole rigide, rinunce e tentativi di fare tutto nel modo giusto.
Eppure, tra questi due estremi esiste uno spazio molto più ampio: quello della misura.
La misura non significa mangiare sempre poco, evitare determinati alimenti o controllare continuamente ciò che si mangia. Significa piuttosto sviluppare la capacità di adattare le proprie scelte alle esigenze del corpo, al contesto e alle diverse situazioni della vita.
In altre parole, trovare un equilibrio sufficientemente flessibile da poter essere mantenuto nel tempo.
La misura è un principio antico
L’idea che il benessere si trovi lontano dagli estremi attraversa da secoli filosofia e medicina.
Aristotele sosteneva che la virtù si trovasse nella giusta misura, ma non intesa come una regola identica per tutti. La misura dipende dalla persona e dalle circostanze: richiede la capacità di valutare il contesto e trovare, di volta in volta, un equilibrio appropriato.
Anche Epicuro, spesso ricordato semplicemente come il filosofo del piacere, aveva una concezione molto diversa da quella che oggi associamo all’edonismo.
Per Epicuro il piacere non consisteva nell’accumulare continuamente esperienze piacevoli. Al contrario, la capacità di riconoscere ciò che è sufficiente era essenziale per vivere bene.
“Nulla è sufficiente per chi considera poco ciò che è sufficiente.” — Epicuro
È un concetto interessante anche nel nostro rapporto con il cibo: esiste un momento in cui il piacere è già completo. Continuare ad aggiungere non significa necessariamente aumentarlo.
Anche il nostro organismo cerca continuamente un equilibrio
La fisiologia moderna utilizza il concetto di omeostasi per descrivere la capacità dell’organismo di mantenere relativamente stabili alcune condizioni interne nonostante i continui cambiamenti dell’ambiente.
Pensiamo alla temperatura corporea, alla glicemia o alla pressione arteriosa: l’organismo dispone di sistemi di regolazione che lavorano continuamente per mantenerle entro intervalli compatibili con il suo funzionamento.
Naturalmente il comportamento alimentare è molto più complesso e non può essere ridotto alla sola omeostasi. Mangiamo per fame, ma anche per piacere, abitudine, cultura, convivialità, disponibilità del cibo ed emozioni.
Eppure anche nell’alimentazione esistono sistemi di regolazione.
Fame, sazietà e pienezza sono alcuni dei segnali attraverso cui il corpo contribuisce a modulare l’assunzione di cibo. Imparare a riconoscerli non significa doverli seguire in maniera rigida, ma poterli utilizzare come una delle informazioni che guidano le nostre scelte.
Il massimo piacere non coincide con la massima quantità
È intuitivo pensare che, se qualcosa ci piace, averne di più aumenterà ulteriormente il piacere.
L’esperienza quotidiana ci mostra che non funziona sempre così.
Il piacere legato al cibo tende a essere maggiore quando iniziamo a mangiare con una fame presente ma non estrema e terminiamo il pasto con una sensazione di sazietà confortevole.
Superato un certo punto, continuare a mangiare può aggiungere quantità senza aggiungere altrettanto piacere.
Il gusto diventa progressivamente meno intenso, mentre possono comparire pienezza eccessiva e discomfort.
Moderarsi, quindi, non significa necessariamente togliersi qualcosa. A volte significa fermarsi nel punto in cui quell’esperienza ci ha già dato ciò che cercavamo.
Moderazione non significa controllo
Questo è probabilmente uno degli aspetti più importanti.
Una persona può apparentemente mangiare “con moderazione” perché sta seguendo regole molto rigide: controlla le quantità, evita determinati alimenti, compensa dopo aver mangiato di più o vive con preoccupazione ogni deviazione dal programma.
Ma questa non è necessariamente autoregolazione.
La vera flessibilità alimentare permette invece di mangiare in modo diverso in situazioni diverse.
Ci saranno pasti più abbondanti e altri più semplici. Occasioni in cui mangeremo oltre la nostra abituale sazietà e altre in cui avremo meno fame. Giorni organizzati e giorni meno prevedibili.
Un'alimentazione equilibrata non richiede che ogni singolo pasto sia perfettamente bilanciato.
Conta molto di più ciò che accade nel complesso e nel tempo.
Anche il difetto può allontanarci dall’equilibrio
Quando si parla di moderazione alimentare si pensa quasi sempre alla necessità di evitare gli eccessi.
Ma anche l’estremo opposto può diventare problematico.
Una restrizione eccessivamente rigida può aumentare la fame e la preoccupazione nei confronti del cibo, favorire dinamiche di compensazione e alimentare il pensiero del tutto o nulla.
Può anche rendere più difficile partecipare serenamente a una cena, accettare un invito o mangiare qualcosa semplicemente perché piace.
La salute, però, non dipende soltanto dalla composizione nutrizionale di ciò che mangiamo.
Comprende anche il benessere psicologico, le relazioni sociali e la possibilità di vivere il cibo senza una costante sensazione di controllo.
Per questo né l’eccesso né la restrizione rappresentano necessariamente un buon equilibrio.
Se capita di eccedere, non significa aver compromesso il percorso
Ci saranno inevitabilmente occasioni in cui mangeremo più del solito.
Un pranzo particolarmente abbondante, una cena con gli amici, una festa o semplicemente una giornata diversa dalle altre.
Non è necessario correggere immediatamente ciò che è successo.
Un singolo pasto ha un peso molto piccolo all’interno dell’alimentazione complessiva di una persona.
A creare maggiori difficoltà può essere, invece, l’interpretazione che diamo a quell’episodio:
“Ormai ho rovinato tutto.”
È il classico pensiero del tutto o nulla: se non sono riuscito a fare esattamente ciò che avevo programmato, allora tanto vale abbandonare completamente il percorso.
La flessibilità permette qualcosa di diverso: riconoscere che è stato semplicemente un pasto più abbondante e tornare, al pasto successivo, alle proprie normali abitudini.
La moderazione è una competenza
La capacità di trovare la propria misura non è una caratteristica innata che alcune persone possiedono e altre no.
Può essere allenata.
Significa imparare progressivamente a riconoscere fame, sazietà e pienezza; distinguere il desiderio di continuare a mangiare dalla necessità fisiologica; osservare come ci sentiamo dopo quantità diverse di cibo; permetterci di mangiare qualcosa che ci piace senza trasformarlo in un’eccezione da compensare.
E significa anche accettare che la misura non sarà identica ogni giorno.
Perché cambiano la fame, l’attività fisica, il sonno, gli impegni, le occasioni sociali e semplicemente ciò che desideriamo mangiare.
La misura non è un numero preciso. È una capacità di regolazione.
Un equilibrio che può cambiarecambiare
Viviamo in un contesto che tende spesso a proporci due messaggi opposti: consumare sempre di più oppure controllarci sempre di più.
Un rapporto equilibrato con il cibo non richiede necessariamente nessuna delle due cose.
Richiede piuttosto la capacità di muoversi tra bisogni nutrizionali, piacere, salute, relazioni e vita quotidiana.
A volte significherà scegliere di più. A volte di meno. A volte semplicemente godersi ciò che si sta mangiando senza trasformarlo in un problema.
È uno dei temi che affronto più spesso con i miei pazienti, perché imparare a gestire pasti fuori casa, occasioni conviviali, imprevisti e cambiamenti della routine è parte integrante di un percorso di cambiamento dello stile di vita.
In sintesi
La misura non è rinuncia.
E non è nemmeno una nuova regola da rispettare perfettamente.
È la capacità di riconoscere quando qualcosa è abbastanza, senza dover necessariamente arrivare all’eccesso e senza sentirsi costretti alla privazione.
Significa poter godere del cibo e della convivialità mantenendo contemporaneamente attenzione alla propria salute.
Perché un equilibrio realmente sostenibile non è quello che non viene mai alterato.
È quello che sappiamo ritrovare.
Se trovare questo equilibrio con il cibo è difficile
Mangiare con maggiore flessibilità, gestire le occasioni sociali e riconoscere meglio i propri segnali di fame e sazietà sono competenze che possono essere costruite nel tempo.
Nel mio lavoro accompagno le persone a sviluppare una regolazione alimentare più consapevole e sostenibile, evitando che il percorso nutrizionale diventi un insieme di regole da rispettare o di errori da compensare.
Se pensi che questo approccio possa esserti utile, sul mio sito trovi maggiori informazioni sui percorsi nutrizionali.