Alterata glicemia a digiuno

Avete mai fatto caso se la vostra glicemia sta sotto i 100 o sopra?

Tanti laboratori segnano come alterato, quindi con un asterisco, un valore superiore ai 110, tuttavia già una glicemia, per esempio a 104 o 108 può rappresentare elemento importante da tenere in considerazione.

Molto spesso vedo che questo passa inosservato o, anche quando il paziente è stato informato non ha recepito a sufficienza l’importanza della prevenzione.

Una glicemia compresa tra i 100 e i 125 mg/dl si definisce “disglicemia” o “prediabete” seguendo la traduzione americana, più nello specifico “alterata glicemia a digiuno” (IFG dal nome in inglese) ed è considerata condizione intermedia fra il diabete di tipo 2 e lo stato di normalità.


Il prediabete quindi non è una patologia vera e propria ma una condizione che se non considerata (cosa che succede spesso) lascia prevedere, nel 70% dei casi, la futura comparsa di diabete se non si interviene in maniera preventiva. La transizione dal prediabete al diabete può impiegare diversi anni, ma può essere anche rapida. Può succedere comunque anche il contrario, ovvero che la glicemia torni alla normalità, ma meglio non affidarsi al destino!


Come scrivevo all’inizio, questa condizione pone in grande considerazione il ruolo dello stile di vita, dato che sulla predisposizione genetica non si può agire. Infatti, sia il diabete che l’obesità e la sindrome metabolica riconoscono come elementi causali, insieme con indiscussi fattori genetici, un eccesso di introduzione calorica ed un difetto di attività fisica.

È perciò implicito che le modificazioni dello stile di vita debbano rappresentare lo strumento primario di prevenzione e di cura di tutte le alterazioni di regolazione del metabolismo del glucosio.

Numerosi studi hanno dimostrato, in effetti, la possibilità di prevenire la progressione dal prediabete al diabete e di ridurre il rischio di complicanze micro e macrovascolari intervenendo sullo stile di vita.


Su questo discorso, se ne interseca un altro, a mio avviso altrettanto importante, quello dell’educazione e della consapevolezza alimentare, che rappresenta un cardine importante intorno al quale faccio ruotare tanti aspetti del mio lavoro.




Quando si parla di prevenzione in rapporto all’alimentazione si cade subito nella trappola di immaginarsi di stare tutta la vita a dieta e ciò, in tanti casi, genera a priori un rifiuto di prendersi cura della propria alimentazione.

Al contrario, invece, un sereno percorso di educazione e consapevolezza alimentare è finalizzato proprio all’evitare di sentirsi a dieta e ad avere un sereno e soddisfacente rapporto con tutte le tipologie di cibo ed occasioni sociali.

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